Amsterdam 2026

Le biciclette sfrecciano ovunque, guidate da una regola non scritta ma chiarissima: i ciclisti hanno sempre la precedenza. Le persone passeggiano con calma, si fermano nei caffè a lavorare o semplicemente a bere qualcosa, assaporando il tempo senza fretta. I canali aggiungono un tocco di romanticismo a ogni scorcio, mentre ovunque si respira un gusto raffinato: nell’abbigliamento, nell’arredamento, nelle facciate delle case. Eppure non è una bellezza pretenziosa, di quelle che mettono a disagio. È piuttosto una ricerca autentica del bello, che nasce per il piacere di chi vive la città, non per impressionare gli altri. Nel complesso, Amsterdam mi ha conquistato: ho adorato il suo stile e ho trovato un clima e una luce sorprendenti. Forse anche questo ha contribuito a farmene innamorare, ma la sensazione è che lo avrei fatto comunque.

Giorno 1

Siamo partiti con un volo all’alba, dimenticandoci che non abbiamo più l’età per svegliarci alle 3:30 del mattino e poi, una volta arrivati, riuscire a visitare la città per l’intera giornata. Eppure, tra mille difficoltà, è esattamente quello che abbiamo fatto. La voglia di scoprire posti nuovi, insieme al poco tempo a disposizione, ci ha dato la carica giusta per non fermarci.

Dopo aver lasciato i bagagli al Dwars Hotel, abbiamo fatto una prima sosta in un caffè li vicino, lo Screaming Beans: ne abbiamo approfittato per mangiare qualcosa e aspettare due amici che dovevano ancora arrivare. Una volta riuniti, abbiamo iniziato una lunga passeggiata in direzione del quartiere Jordaan. Il tragitto è meraviglioso: si può scegliere se perdersi tra i vicoletti o costeggiare i canali. Noi abbiamo optato per questa seconda opzione, complice il bel tempo, per goderci il sole lungo l’acqua. Il quartiere è pieno di negozi di abbigliamento e di articoli per la casa, tutti con uno stile originale e ricercato. In generale, Amsterdam è una città che colpisce per il suo gusto: nei negozi, nelle case, nei caffè, tutto sembra curato nei dettagli. È una sensazione che abbiamo condiviso tutti fin da subito, una caratteristica forte e immediata, che si percepisce chiaramente passeggiando per le sue strade.

Stanchi dopo la lunga passeggiata, ci siamo fermati a mangiare in un posto molto conosciuto, scoperto leggendo un blog sulla città: il Rob Wigboldus Fishmonger. Qui si può assaggiare il famoso panino con l’aringa; io ho scelto quello con il merluzzo, ma li ho provati entrambi e devo dire che il loro “must have” resta imbattibile. Il locale è davvero minuscolo, con appena un paio di tavolini all’interno, ma c’è la possibilità di mangiare anche fuori, direttamente in strada, proprio davanti al negozio. Mi aspettavo di trovare una lunga coda, invece c’erano pochissime persone, il che ha reso la sosta ancora più piacevole.

Dopo il pranzo ci siamo diretti verso il NDSM, un centro culturale ricavato da un ex cantiere navale riconvertito. Qui si trova lo STRAAT Museum, una splendida esposizione di street art che mi ha colpito moltissimo. Non ero mai stata in uno spazio al chiuso dedicato ai graffiti: durante i miei viaggi li ho sempre ammirati per strada, ma trovo affascinante vedere questo tipo di arte valorizzata anche all’interno di un museo.

Eravamo ormai esausti, quindi non abbiamo esplorato a fondo il quartiere. Tuttavia, già nei dintorni del museo si possono vedere diverse opere d’arte sparse qua e là, e la zona sembra comunque vissuta e abitata. Per raggiungere il NDSM si prende un traghetto gratuito per pedoni e biciclette, molto frequente, che in circa 15 minuti collega la stazione centrale all’altra sponda. Anche il tragitto, in sé, contribuisce a rendere l’esperienza ancora più piacevole.

Dopo un breve riposo e una doccia rigenerante, siamo usciti per cena e abbiamo scelto un ristorante francese davvero niente male, l’Auberge. L’esperienza è stata molto positiva: abbiamo mangiato circa due piatti a testa, condiviso due dolci in quattro e accompagnato il tutto con una bottiglia di vino. Il conto finale è stato più che ragionevole per la qualità proposta, intorno ai 65 euro a persona.

Giorno 2

Essendo andati a letto presto, ci siamo svegliati altrettanto presto e abbiamo iniziato la giornata da De Koffie Salon: un posto magnifico, di quelli che vorresti avere sotto casa. Colazione buonissima e atmosfera stupenda: un tavolo gigantesco con un vaso pieno di fiori, giornali e riviste sparsi qua e là, e persino dei cani bellissimi sdraiati sul pavimento a sonnecchiare.

Il tour del secondo giorno è partito dal Bloemenmarkt, il mercato dei fiori. Un po’ turistico, sì, ma comunque affascinante: i tulipani sono ovunque, protagonisti indiscussi, e tra bulbi, semi e colori vivaci è impossibile non mettersi di buon umore.

Seconda tappa, il Begijnhof, il cortile delle beghine, nel cuore della città e visitabile gratuitamente, a patto di rispettare un rigoroso silenzio. Le beghine erano donne che sceglievano una vita comunitaria e facevano voto di castità, pur mantenendo la libertà di tornare sui propri passi in qualsiasi momento. Il cortile è immerso in un’atmosfera pacifica e rilassante, quasi sospesa, e al suo interno si trova anche una chiesa visitabile. Dopo qualche birra e una pausa in un pub trovato lungo la strada — di cui purtroppo non ricordo il nome — ci siamo fermati a pranzo da Dr. Falafel: un piccolo locale che prepara panini ripieni di deliziosi mini falafel. Davvero sorprendente, assolutamente da provare. È un pranzo sostanzioso, ma devo dire anche abbastanza leggero da digerire. Nel pomeriggio abbiamo visitato il Van Gogh Museum, prenotato in anticipo. L’artista non è tra i miei preferiti, ma alcune opere mi hanno colpita moltissimo. L’esperienza, però, è stata un po’ penalizzata dalla folla: nonostante gli ingressi a fasce orarie, c’erano davvero troppe persone. È forse un aspetto su cui si potrebbe migliorare.

Durante il ritorno verso l’hotel, siamo passati attraverso una galleria dove un musicista suonava in modo straordinario, creando un’atmosfera quasi magica.

Per cena abbiamo scelto Arles, un ristorante francese più contemporaneo rispetto a quello della sera precedente, ma altrettanto valido. Dopo una piacevole passeggiata serale, siamo tornati in hotel: la sveglia, il giorno dopo, era fissata alle sei del mattino.

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