Madrid Giugno 2026

Partiti da Milano e arrivati a Madrid alle 00:30. Era tardissimo e siamo andati a letto molto tardi, però avevamo già voglia di svegliarci lì e fare colazione con pan con tomate e un freschissimo zumo de naranja.

Primo giorno

Questo è Caffè Esparteros, un bar di quartiere molto caratteristico, era proprio sotto il nostro B&B.

Il nostro giro per la città è iniziato alle 11:00, quando abbiamo incontrato i nostri amici che ci hanno accompagnato per tutto il fine settimana. Abbiamo visitato il quartiere Opera, Palacio Real solo all’esterno sia per la folla, sia perchè alcuni di noi l’avevano già visitato in passato. Il primo momento di refrigerio è arrivato nei Giardini di Campo del Moro: sono davvero belli e curatissimi, e passeggiando tra i viali è possibile imbattersi nei pavoni che li abitano (i giardini sono dotati anche di bagni pubblici molto puliti, dettaglio non da poco con il caldo!). Dopo un aperitivo, ci siamo fermati a pranzo da Casa Labra: un posto informale dove si mangia in piedi o su sgabelli, con un’atmosfera autentica e genuina. Consiglio il baccalà fritto, delizioso, e le crocchette. Da provare assolutamente!

Abbiamo visitato anche un secondo parco, il Casa de Campo, il più grande parco pubblico di Madrid. Ne abbiamo esplorato solo una piccola parte, complice il caldo opprimente. C’è un laghetto dove si può andare in canoa e un’area dedicata al Kayak Polo, uno sport di squadra con la palla che si gioca in acqua.

La sera ci siamo fermati al mercato coperto San Fernando: uno di quei posti tipicamente spagnoli dove mangiare e bere in compagnia. A differenza di altri che avevo visitato in passato, il Mercado de San Miguel per esempio, questo non è per niente turistico: è un mercato di quartiere, frequentato dalla gente del posto. Abbiamo fatto diverse tappe, assaporato una tortilla deliziosa, e alcuni di noi hanno provato il Cachopo Asturiano, simile a una gigantesca cotoletta farcita. Assolutamente da provare! Lo trovate qui: El Colmado de Lavapies.

Mi piacciono molto questi mercati: credo siano dei posti di aggregazione bellissimi e senza pretese. Il fatto di mangiare in posti diversi offre una buona alternativa per accontentare tutti, e sedendosi un po’ dove capita si ha la sensazione che ognuno possa arrivare e andare via quando preferisce.

È un mercato aperto anche di giorno, e alcuni banchi sono chiusi la sera perché dedicati alla spesa e non al consumo sul posto.

Secondo giorno

Abbiamo dedicato la mattinata a due quartieri meno turistici: Matadero e Arganzuela.

Al Matadero c’è un centro culturale multidisciplinare, si trova all’interno di un complesso di ex-edifici industriali, è stato un mattatoio fino al 1996.

Il tragitto è stato un susseguirsi di strade e quartieri che non avevo mai visto prima. Siamo finiti in questi barrios su consiglio degli amici che vivono lì essendo la mia seconda volta a Madrid, ero più curiosa di scoprire posti meno gettonati e battuti dai turisti.

Nel distretto di Arganzuela si trova la Colonia del Pico del Pañuelo, progettata dall’architetto Fernando de Escondrillas: un complesso residenziale costruito per gli operai del mattatoio di cui parlavo sopra. Si tratta di 74 edifici identici color giallo pallido con dettagli grigi, ed è stata una delle prime zone di Madrid a fare uso del cemento armato. La passeggiata era stata bella lunga quindi abbiamo deciso di tornare in metripolitana verso il centro.

Attraversando la Gran Vía siamo arrivati a Plaza de España, dove sono stata investita da un ciclista 😄. Dopo il piccolo inconveniente, che mi ha fatto arrabbiare parecchio, anche se in parte il ciclista aveva ragione, siamo andati a visitare il quartiere di Argüelles. È il quartiere d’infanzia di una persona che abbiamo conosciuto tramite un amico, che conosce la città alla perfezione; e visto che sono sempre alla ricerca di quartieri “normali”, senza particolari attrazioni turistiche ma con la vita autentica della gente del posto, era il posto giusto. Lì siamo andati a visitare una libreria magnifica, che consiglio di vedere soprattutto agli appassionati di architettura e design.

Naos Libros

Il caldo di giugno non aiuta quando si visitano città come Madrid. Anche se è un caldo secco, verso l’ora di pranzo diventa davvero difficile da sopportare. Infatti, dopo questa lunga passeggiata abbiamo deciso di fermarci per mangiare e riprendere fiato. Siamo andati a pranzo a Malasaña.

Essendo già stata a Madrid una volta, avevo già visitato il Museo del Prado e il Reina Sofía, ma non ero mai stata al Thyssen. Si è rivelata una bellissima scoperta: il museo è molto grande e per visitarlo con calma servono almeno 3 ore. In quei giorni era in corso una mostra temporanea molto interessante sull’Ucraina, Pedagogía de Guerras.

Dopo la visita al museo e un po’ di riposo, siamo andati al Parco del Retiro, tappa immancabile. Qui sono stata coinvolta in un gioco da parte di alcuni artisti di strada: mi sono divertita moltissimo, e i ragazzi erano davvero bravi.

Siamo stati a cena da Varra, un ristorante molto buono: abbiamo speso il giusto e mangiato benissimo. Lo consiglio per una cena più rilassata e conviviale.

Il mattino dopo siamo partiti relativamente presto, quindi non abbiamo potuto visitare nulla.

Come già la prima volta, Madrid mi ha riempito il cuore di quel calore di cui la Spagna è piena: una voglia di vivere la città e la vita incredibile. Sono persone aperte, che dimostrano sempre e in ogni occasione una gran voglia di godersi il momento. Il cibo lo adoro, i musei sono imperdibili e l’atmosfera è sempre positiva. Questa volta penso di aver fatto un tour meno convenzionale, perché consigliato da persone nate e cresciute lì, o che comunque ci vivono da tempo, ed è esattamente il modo di viaggiare che preferisco. Prima di partire cerco sempre di avere in programma almeno una tappa di questo genere. Le città, per capirle davvero, vanno viste dai posti in cui l’attenzione turistica non arriva: dove le persone camminano ogni giorno per strade che credono anonime, ma che un visitatore può riconoscere come la vera anima della città. Ci tornerò, spero ancora tante volte, è uno di quei posti dove andrei a vivere volentieri.

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